ILLUSTRATOR DIARY

Ciao! Sono CARLO DOWGGY
faccio fumetti e illustrazioni, insegno character design all’Accademia di Urbino e tante altre robe. C’entra sempre il disegnare o il disegnabile, perché è una cosa di cui non riesco veramente a fare a meno.


A cosa hai lavorato nel gioco? E Come hai realizzato l'identità visiva?


In “The Social Contract” ho realizzato le illustrazioni per tutto: dalle carte alla copertina, fino alle adorabili icone!
La prima cosa che ho fatto è stata individuare i colori di chi questo progetto lo aveva ideato, ovvero Factanza. Basandomi sulla loro tavolozza, fatta di colori pop e squillanti, ho cercato di reinterpretarli in chiave illustrata.
Lo stile delle illustrazioni si basa molto su una colorazione flat e linee interne; somiglia un po’ a certe illustrazioni dell’animazione americana, che non solo si avvicinava a un linguaggio più “web” associabile a Factanza, ma rappresenta anche un momento della mia vita. Sono un illustratore molto camaleontico e, semplicemente, quello era lo stile con il quale ero in fissa totale in quei mesi.
Alcune scelte di design sono nate proprio dalle carte in questione.
I Grandi Pensatori, ad esempio, a volte hanno delle forme che devono comunicare immediatamente la personalità del personaggio che si ha in mano. Le carte evento, invece, sono delle vere e proprie illustrazioni che mi immagino possano star bene anche sulla prima pagina di un giornale, quasi per dire: "Hey, guarda che succede nel mondo!".
Infine, le carte progetto sono volutamente sketchate, proprio per dare l’idea di qualcuno che sta proponendo qualcosa e l’ha disegnata lì su due piedi.
In che modo il gioco ha influenzato le tue scelte?



Come passi dal concept alla bozza al disegno finale? Qual è il tuo processo?

C’è un grande lavoro iniziale di ricerca: di solito leggo pagine e pagine di informazioni su ogni pensatore rappresentato, cercando di restituire la sua personalità e inserendo dettagli che raccontino qualcosa di lui.
Poi si passa allo sketch e, siccome le idee che abbiamo in testa sono sempre perfette ma la realtà lo è un po’ meno, è difficile che vada tutto liscio al primo colpo. Poi però, dopo vari smadonnamenti, si arriva al finale.
Nella maggior parte dei casi ciò che ho disegnato all'inizio non mi piace, ma alla fine mi do una pacca sulla spalla e mi dico che in fondo non è così brutto.
Non lo so ancora. Quando si realizzano progetti del genere, nella maggior parte dei casi hai davvero poco tempo. Mi sono piegato sul tavolo da disegno e non ho alzato la testa per giorni; la mia barba ha raggiunto una lunghezza anomala e la mia ragazza mi ha chiesto gentilmente di lavarmi.
Per fortuna ho insegnato al mio gatto a disegnare: si è messo vicino a me ad aiutarmi, meritandosi per una volta tutte le crocchette che gli compro.
Come hai fatto a fare tutte queste carte?


La tua carta preferita? E la spreferita?


La mia carta preferita è senza dubbio “Aumento della criminalità”: mi piace come la composizione e la luce sul personaggio centrale creino quell'atmosfera tipica di una situazione del genere. Potrebbe essere davvero la scena di un corto animato.


Quella che mi piace di meno è la carta di Michelangelo, poiché sento che avrei potuto rendere più onore a un maestro del suo calibro con qualcosa di più originale.
C’è una forte ricerca estetica, perché è una cosa che ho bisogno di fare sempre, ma c’è soprattutto la volontà di far sorridere le persone.
Penso alla carta evento sulla forza lavoro non qualificata, o a quella in cui ho inserito le penne lisce che, diciamocelo, non compra veramente nessuno.

Che pensiero c'è dietro i concetti e i disegni? che messaggio volevi trasmettere?
Come le regole del gioco hanno influenzato le tue scelte?


Il gioco si regge su alcuni pilastri fondamentali: discutere, parlare e andare d’accordo con lo scopo di ricreare una società nel futuro, partendo da zero.
Nella copertina, per esempio, ho provato proprio a restituire questa idea: persone che cercano di trovare una quadra; qualcuno è più energico, qualcun altro schizzinoso, spocchioso o più entusiasta.
Mettersi d’accordo è davvero complicato proprio perché fortunatamente siamo tutti diversi, ma in primo piano vediamo qualcuno che finalmente ci è riuscito. Come finirà?


